MUSE + BOSS + DEPECHE MODE= Luglio di fuoco.

Mi piaceva l’idea di scrivere un post-ricordo dei tre concertoni che mi sono fatta, nella capitale, questo mese.

6 LUGLIO: MUSE @ Olimpico.
Non solo un concerto, ma un vero e proprio spettacolo. Palco enorme di 4 piani, sovrastato da 4 ciminiere che sputano fuoco (il calore si sentiva fin sugli spalti), e da qui il motto della serata “Foco fino ar cielo”. Una pedana lunga cento metri, coriandoli vari, lampadine aerostatiche con tanto di acrobata e un robot che vagava sul palco . Della serie: “Non so da che parte guardare”.
Scaletta storica! Per la mia grande gioia hanno deciso di fare Unintended: la prima canzone che ho mai ascoltato dei Muse e che me li ha fatti conoscere. Ma tutti i pezzi ci hanno fatti saltare e sudare come se non ci fosse un domani!!
E sopratutto, il concerto è stato registrato per il dvd ufficiale della band… quindi potrò riguardarmelo negli anni e dire “IO C’ERO”!

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11 LUGLIO: BRUCE SPRINGSTEEN @ Rock in Roma.

Secondo concerto del Boss in due anni, in questo interminabile Wrecking Ball Tour!
Lo scorso anno a Firenze, ora a Roma, in un’area di Capannelle attrezzata appositamente per lui!
Che dire? Il Boss rimane il Boss. Ogni concerto è diverso da quello precedente. Ogni sera una scaletta inaspettata che dura oltre le 3 ore e mezza.
A Roma ha scelto di suonare anche dei grandi classici del 1973, come New York City Serenade: un pezzo che ha sempre fatto raramente e mai, dico MAI, in Europa. Il pubblico lo chiedeva ogni volta a gran voce e lui ha deciso di farla per la prima volta nella città eterna e accompagnato dalla sezione di archi dell’Orchestra Sinfonica di Roma. Un quarto d’ora in cui la gente o piangeva o stava estasiata, a mani giunte, davanti a quello che tutti sapevano fosse un avvenimento storico. Me compresa.
Il resto del concerto è stata una scoperta continua. Il Boss non si è di certo risparmiato, nemmeno con la gente: ha stretto più mani possibili, ha regalato tutti i sorrisi che poteva, ha baciato le mani di alcune signore fortunate, ha fatto salire sul palco con la E Street Band più persone a ballare e cantare insieme… e ci ha regalato l’ultima grande perla, dopo che, stremato, si è scolato mezzo bicchiere di gatorade: Thunder Road acustica. Lui da solo: voce, chitarra e armonica. Un sogno.
E per me, vederlo da così vicino è stato surreale.
Il Boss rimane il Boss, il Maestro.
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20 LUGLIO: DEPECHE MODE @ Olimpico.

Vabbè. Sono il mio gruppo preferito. E avrei ucciso pur di stare nelle prime file!!! E’ stata una faticaccia, per via del caldo e della calca, ma vivere questo concerto dal PIT, sotto il palco, è stato a dir poco incredibile (anche se lo dico per tutti eheh)!
I Depeche non deludono mai, dopo 30 anni di onorata carriera riescono ancora a riempire gli stadi come niente fosse.
Dave Gahan è un animale da palcoscenico e, sempre in ottima forza, non si è fermato un secondo, correndo da un capo all’altro del palco.
Inimmaginabile l’esibizione di Martin Gore di Somebody, che nessuno si aspettava. Ma anche Black Celebration che io amo tanto. In realtà sono stati diversi i pezzi che non avevo mai sentito live e ai quali tengo tantissimo… dato che sono una devota cronica dall’età di 11 anni!
La scenografia fisica era molto semplice (c’erano solo delle luci circolari che scendevano e salivano), ma grande attenzione alle immagini proiettate dietro: opera dell’ormai fidato Anton Corbijn!
Poi, come la tradizione vuole, durante Never Let Me Down Again, i 60.000 dell’Olimpico hanno creato il mitico campo di grano, tutti insieme, uniti da una grande passione.
I classici Enjoy the silence &Co. hanno fatto tremare lo stadio e noi, sotto il palco, eravamo in crisi mistica.
Veramente un grande gruppo. Ci sarebbe tanto da dire, ma le parole non servono… o più semplicemente non bastano.
Vanno visti. Solo in questo modo si può capire la magia che ci lega a loro.
There’s no doubt, i’m one of the devout“.

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